La Fondazione Stradale

Pubblicato il Luglio 23, 2021

Da sempre siamo abituati a vedere la Pavimentazione Stradale come una lunga distesa scura su cui viaggiare con le nostre auto, ma la verità è che al di sotto di quel manto di asfalto sussistono altri strati, ed ognuno di essi è funzionale allo svolgimento di un preciso compito.

Oggi parleremo del secondo strato più profondo di tutta la pavimentazione stradale, ovvero la Fondazione stradale.

La Fondazione stradale: che cos'è?

La Fondazione stradale rappresenta il secondo strato più profondo dell’intero blocco stradale. A diretto contatto con il Sottofondo stradale, la fondazione ha la funzione di parziale regolarizzazione della sovrastruttura e di trasmissione/distribuzione dei carichi verticali sullo strato sottostante.

Come viene realizzata una Fondazione stradale

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La fondazione stradale può essere realizzata con un misto granulare o con speciali materiali di recupero adeguatamente certificati. Detti materiali devono rispettare tutte le norme tecniche vigenti (ad esempio, citiamo il Capitolato Anas, sotto-capitolo “Scarti da C&D, conglomerati bituminosi fresati e materiali di demolizioni in generale”).

In funzione delle caratteristiche del materiale e del tipo di intervento, in maniera analoga a quanto già spiegato nel nostro approfondimento sul Sottofondo Stradale, potrebbe rendersi necessario un eventuale trattamento di stabilizzazione tramite l’utilizzo di calce e/o cemento per migliorare la qualità delle prestazioni dello strato e di tutta la pavimentazione stradale.

A prescindere dalla tipologia di materiale adoperato, durante le fasi della posa in opera occorre adottare sempre alcune particolari precauzioni per garantire la buona resa di tutto lo strato di fondazione:

  • Verificare la conformità del materiale a quanto previsto in fase progettuale;
  • Prevedere una adeguata compattazione meccanica degli inerti mediante "rullature" al fine di ottenere una superficie finita piana e regolare;
  • Scegliere le giuste quantità di materiale in base al tipo di intervento, e in linea generale non scendere al di sotto dello spessore minimo di 30 cm;
  • Evitare per quanto possibile di colmare eventuali irregolarità del piano con la stesa di ulteriore materiale seguito da altre rullature. Questa procedura spesso rischia di provocare la formazione di strati disomogenei a svantaggio della portanza strutturale.

Cosa fare in caso di difetti e irregolarità della Fondazione stradale esistente

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Se correggere in corso d' opera spesso non è l’idea migliore, allo stesso tempo potrebbe non essere possibile operare una completa ricostruzione ''da zero'' dello strato di fondazione. Quindi come fare per sanare eventuali irregolarità in strati già esistenti?

Ad esempio, per porre rimedio ad eventuali difetti di quota ( i tipici avvallamenti ) occorre “ decostipare ” la parte ammalorata, ossia livellare nuovamente la superficie bonificando dapprima le zone mediante scarifica, apportare nuovo inerte e procedere alla successiva compattazione.

In aggiunta può essere prevista l' applicazione di emulsione bituminosa saturata da uno strato di sabbia (mano d'attacco). Tale operazione favorisce in maniera significativa l' ancoraggio dei diversi strati della struttura stradale. Essa è altresì utilizzata nella stesa del conglomerato bituminoso a caldo, ed è fortemente consigliata quando possibile.

Il “misto granulare” da utilizzare è costituito sempre da una mescola di “aggregati lapidei”, naturali o creati tramite riciclo di materiali demoliti. Essi possono essere usati '' a secco '' oppure miscelati con un “legante idraulico” (Es. il cemento), dosato a percentuali variabili, unite al giusto quantitativo di acqua.

La maggior rigidezza conferita dal cemento serve a migliorare la distribuzione dei carichi sul sottofondo stradale e la stabilità generale della struttura. Tuttavia, come è ben comprensibile, un' eccessiva rigidezza (che è direttamente proporzionale all'aumento del dosaggio di cemento presente nella miscela) impedirebbe la funzione collaborante della pavimentazione stradale. Perciò è fondamentale adottare la corretta percentuale di dosaggio dei vari elementi, scelta in fase progettuale ed operativa, in base al tipo di intervento eseguito.

Come anticipato, per la preparazione della miscela in ''misto cementato'' è possibile prevedere l’utilizzo di materiali di di riciclo anche fino al 100% del composto. Tuttavia è sempre d'obbligo attenersi alle singole scelte progettuali, adottando le soluzioni più idonee, che possono essere molto diverse a seconda del contesto nel quale si sta operando.

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Gli impianti di preparazione delle miscele

Similmente a quanto abbiamo già visto per i conglomerati bituminosi, anche il misto cementato può essere preparato in impianti fissi e posato successivamente, oppure mescolato e steso direttamente nel sito tramite degli impianti mobili come il "pulvimixer" o mediante ''camion betoniera''.

Le principali differenze che sussistono tra impianti fissi e mobili riguardano il controllo della composizione della miscela.

Gli impianti fissi, pur avendo velocità di preparazione inferiori e produzioni giornaliere più ridotte, consentono una maggior precisione nel dosaggio dei quantitativi di acqua e cemento, così come la possibilità di aggiungere inerti integrativi per correggere la "curva granulometrica" se necessario.

Conclusioni: La nostra offerta

Oggigiorno le Pavimentazioni Stradali sono tra le più importanti infrastrutture presenti al mondo. Con il passare degli anni le tecniche di preparazione delle miscele, i materiali usati e le modalità di posa in opera si sono ampiamente evolute, spingendo le aziende del settore a specializzarsi con sempre maggior forza.

Grazie alla nostra esperienza pluriennale sia nel campo della produzione di miscele con Futura Conglomerati, sia nella messa in opera di ogni tipologia di pavimentazione stradale con Co.ri, parte del nostro gruppo, siamo in grado di offrire sempre migliori soluzioni a prezzi competitivi, anche per pavimentazioni speciali e dall'alto contenuto tecnologico.

Per ulteriori approfondimenti vi rimandiamo anche alla rivista ufficiale della SITEB.

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